Cenni Storici

La posizione ai piedi della gola della Biaschina e all’inizio della pianura alluvionale della valle del Ticino, che ha determinato per secoli le attività legate al transito lungo la strada del San Gottardo, ha reso Giornico un importante centro politico e religioso della Bassa Leventina.

Da uno dei più importanti documenti della storia medievale leventinese (Faido, 23 maggio 1223) la Valle risultava suddivisa in dieci Vicinanze (ridotte poi a otto nel 1422 dopo la battaglia di Arbedo con il distacco di Iragna e Lodrino). Quella che aveva Giornico come capoluogo comprendeva le sei Terre (Degagne) di Bodio, Personico, Pollegio, Anzonico, Cavagnago e Sobrio. La struttura organizzativa della grande Vicinanza di Giornico restò inalterata dal 1100 fino alla costituzione del Cantone avvenuta nel 1803.

Durante la signoria dei Canonici del duomo di Milano sulle Tre Valli a Giornico si tenevano, in maggio e a novembre, le sessioni supplementari per rendere giustizia nella Leventina e riscuotere determinati tributi.

La peste colpì Giornico più volte: nel 1484, nel 1566 e nel 1629, anno in cui le vittime furono 265.

La parrocchia è attestata come autonoma nel 1567, ma non è nota la data del distacco dalla chiesa matrice di Biasca.

L’abitato è stato più volte minacciato da scoscendimenti (alluvione del 1868, scoscendimenti del 1978, del 1993 e del 2000) che hanno recentemente reso necessarie importanti opere di protezione.

La vecchia mulattiera del San Gottardo (Strada Francisca o Via Francigena) superati i due ponti a schiena d’asino si dirigeva sul lato destro della valle evitando la Biaschina, oggi superata da curve stradali, dalle gallerie ferroviarie elicoidali e dall’autostrada, con il viadotto di San Pellegrino (1976) più lungo e più alto dell’A2.

La costruzione della ferrovia, inaugurata nel 1882, per Giornico ha comportato una perdita d’importanza a causa della forte pendenza della linea nei pressi del villaggio che ha impedito la creazione di una stazione adeguata ai traffici. Ebbe tuttavia un ruolo fondamentale nello sviluppo della valle, permettendo la creazione di nuovi posti di lavoro (evitando in tal modo un massiccio spopolamento) e lo sviluppo di numerose industrie.

Le buone condizioni climatiche hanno favorito le coltivazioni, in special modo della vite e del castagno. A Giornico, come  nel resto del Cantone, l’espansione della produzione vegetale ha rovesciato l’antica preminenza dell’allevamento. Anche da noi la produzione animale può ancora resistere solo grazie  ad aziende moderne e dinamiche: sul territorio è attiva una sola azienda agricola, con una superficie utile superiore ai venti ettari. Si è per contro verificata una forte espansione dei vigneti (ben diciotto ettari della superficie agricola sono destinati alla viticoltura) che è orientata verso la produzione di un Merlot di riconosciuta qualità.

Da villaggio agricolo e dedito ai trasporti (somieri lungo la strada del San Gottardo) il comune si è progressivamente trasformato, specialmente a partire dal secondo dopoguerra, in località industriale. In precedenza si era verificato l’avvento dell’industria del granito, diffusasi da noi dalla fine dell’Ottocento a seguito dell’impiego della pietra da costruzione per i lavori della linea ferroviaria e presente fino agli Anni Settanta. Ma la prima vera presenza industriale sul territorio di Giornico si avrà con l’insediamento della Monteforno, nel 1946, che in breve tempo si qualificherà come una delle più importanti industrie siderurgiche nazionali, con preminente rilievo commerciale anche all’estero. Con una produzione iniziale di circa 20'000 tonnellate raggiungerà la cifra record di 500'000 nel 1990. La ditta venne chiusa il 31 dicembre 1994 e oggi, su quell’area dismessa, si stanno concretizzando diversi progetti d’inserimento per un effettivo rilancio dell’attività industriale.

Dal 1997 è, infatti, presente la ditta Astris SA, una delle poche aziende che in Svizzera miscelano lubrificanti speciali per motori e macchine utensili.

Nel 2002 la ditta Tensol Rail SA di Piotta, che occupa un centinaio di dipendenti, si è installata su parte del sedime industriale: si caratterizza per la produzione di scambi per le linee ferroviarie, prodotti per la ferrovia a cremagliera, piloni per funivie e seggiovie.

Nel 2005 si è inserita la Tecnopellet SA, che produce i piccoli cilindri di farina di legno pressati che rappresentano un combustibile neutro dal punto di vista delle emissioni di CO2. Il pellet è prodotto non da scarti di segherie ma da legname fresco dei nostri boschi.

Nello stesso anno si è installata la Woodtech per soddisfare la richiesta del mercato interno ed estero nell’ambito degli imballaggi di legno.

L’ultimo importante inserimento riguarda la Elti Suisse SA che si occupa della lavorazione, trasformazione e trattamento dell’intera gamma dei prodotti metallici (ferrosi e non, leghe incluse) come pure delle operazioni di finitura in particolare per la gamma degli acciai speciali.